ARCO DA VIOLINO EMILE AUGUSTE OUCHARD "FILS" 1937 - 40

E' indubbio che questo sia il suo momento. Il popolo dei violinisti ha finalmente scoperto che Emile Auguste Ouchard "Fils" non era secondo a vari colleghi più osannati di Lui e la dimostrazione è l'oggetto che vedete qui raffigurato.

Arco da violino Emile Auguste Ouchard "Fils" - Parigi 1937 - 40

E' stato costruito nel periodo di maggiore potenza creativa di Emile Auguste. Nella fine degli anni '30 i rapporti con il padre si fecero sempre più tesi; Emile Auguste premeva per avere finalmente una visibilità propria ma il padre gli faceva da freno. Fu così che nel 1937 le vie dei due si divisero definitivamente.

L'oggetto che vedete arriva proprio dal primissimo periodo di permanenza a Parigi di Emile Auguste. Artigiano oramai maturo sotto ogni aspetto (era nato nel '900), a questo punto gli mancava solo di costruirsi un nome; e Lui lo fa.

Oltre ad una mano perfetta in questo periodo fa uscire dalle riserve il legno buono che gli servirà appunto a ritagliarsi una propria fetta di mercato, e non solo in patria. Emile Auguste intuisce le potenzialità del nuovo continente ed è infatti in questi anni che lentamente costruirà la propria personale conquista delle Americhe. 

L'arco fu costruito per il liutaio Gustave Vuillaume, pronipote del vecchio Jean Baptiste, operante a Nancy, e nonostante questo il legno utilizzato è di primissima qualità. Di solito si tenevano le bacchette migliori per gli archi timbrati a proprio nome, ma come già detto Emile Auguste in quel periodo deve farsi conoscere e di conseguenza alza più che può il livello di tutte le produzioni.

La bacchetta è in pernambuco scuro, con densità molto alta, e tagliata perfettamente; come si evince dalle lunghe file di raggi midollari che Emile Auguste ha magistralmente fatto emergere sul lato destro della testina. Ad aggiungere fascino all'oggetto la marezzatura del legno che si estende per tutta la lunghezza dell'arco.

I tagli della testina sono pressoché perfetti anche se le geometrie non sono completamente le sue; dettaglio che ha fatto nascere dubbi sull'attribuzione.

Essendo costruito per altri le stilistiche sono leggermente diverse; vedi la lunghezza complessiva della testa, solitamente maggiore nei suoi. Questo uno dei dettagli che credo abbia confuso il venditore che lo propose a suo tempo come collaborazione Padre/Figlio.

Personalmente nel momento in cui l'ho visto non mi è sorto alcun dubbio; mano troppo raffinata per essere Emile Francois e ho spedito le foto al M° J.F. Raffin che ha confermato la mia tesi.

Emile Auguste esce da ogni poro di questo arco. Lo smusso è assolutamente la sua firma; ampio e deciso che ruota perfettamente. La gestione delle geometrie e lo sviluppo della linea frontale sulle guance che insieme all'inclinazione della scarpetta conferisce alla forma quell'aria sfrontata tipica di tutti i sui lavori.

Per non parlare del nasetto.

Sul nasetto non sono mai sorti dubbi. Oltre agli occhi, che chiamerei eccentrici, più che concentrici, tipico divertimento di Emile Auguste che soprattutto in questi anni si sbizzarrisce ad inventare, anche tutto il resto è assolutamente inconfondibile. 

E' squadrato alla perfezione e la gola è stretta e costituita intersecando due circonferenze praticamente identiche che si sviluppano piene sulla guancia, fatta eccezione per l'arrivo sull'anello che è più scavato. Così facendo alleggerisce le forme non diventando spigoloso seguendo l'insegnamento di Joseph Henry.

Il bottone è pieno e con colletto doppio e la coulisse del nasetto è fermata con i chiodini invece che con le viti come farà nel periodo successivo.

Arco da violino Emile Auguste Ouchard "Fils" - Parigi 1937 - 40

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A presto

Paolo